l'Ape nera sicula siciliana Apis mellifera sicula

Kategorie: Die Dunkle Biene Apis mellifera mellifera Veröffentlicht am Dienstag, 25. Januar 2011 Drucken E-Mail

l'Ape nera sicula

Apis mellifera sicula - l'ape siciliana

Una sorella dell'ape nera del Nord

L’ape siciliana (Apis mellifera sicula Montagano, 1911) è una sottospecie dell'ape comune la cui area di distribuzione naturale è la provincia di Trapani, in Sicilia. Ha un'origine insulare come altre sottospecie, quali Apis mellifera ruttneri (Malta), Apis mellifera adamii (Creta), Apis mellifera cypria (Cipro). L'ape sicula si differenzia dalla ligustica per il suo colore scuro e per la dimensione delle ali più piccola. La colorazione più scura è dovuta alla colorazione completamente bruna dei primi tergiti addominali. Si differenzia invece dalle altre api scure per la colorazione giallastra dei peli del torace e dell'addome.

L’ape Sicula rischio’ in quegli anni la totale estinzione. Gli ultimi bugni di api nere Sicule furono ritrovati in un baglio, dove un vecchio apicoltore ancora produceva miele con quel sistema antico. I Bugni contenevano alcune famiglie di api che Carlo Amodeo, dopo aver deciso di praticare l’apicoltura professionale, conservo’ in isolamento sulle isole di Vulcano, Alicudi, Filicudi e dove oggi produce l’unico miele in purezza di ape Sicula.

Sciamatura

La sciamatura avviene quasi sempre dopo che sia nata qualche regina vergine, lo sciame primario non supera in genere i 1500 grammi (circa 20.000 api), e nello stesso sono presenti anche alcune regine vergini. La regina madre può venire uccisa nell'alveare prima della sciamatura, può essere uccisa nello sciame, oppure può prevalere sulle regiine vergini. L'alveare sciamato di solito dà origine a sciami secondari che variano dai 200 ai 1000 grammi, anche se a volte famiglie forti ove sono sfarfallate centinaia di regine non origina sciami ma si limita alla sostituzione della regina madre. L'alveare che si prepara a sciamare può produrre fino ad 800 celle reali, numero straordinariamente elevato in confronto alle altre api continentali quali ligustica, carnica o mellifera.

Sviluppo

Sviluppo precoce della covata tra dicembre e gennaio, ciò consente di avere api giovani, quindi maggiore durata e dinamicità rispetto all'ape ligustica ed altre api nordiche, che hanno il blocco di covata invernale. L'Ape sicula ha consumi di miele molto ridotti, ciò consente a parità di scorte di miele una maggiore probabilità di sopravvivenza della famiglia nei periodi di scarso raccolto. Razza fortemente sciamatrice e forte propolizzatrice. Ha la particolarità di un breve periodo di convivenza di entrambe le regine poiché la sciamatura avviene solo dopo la nascita della nuova regina.

Conservazione

Apicultore degli Iblei con api siciliane nei "fasceddi"A partire dagli anni trenta nella Sicilia orientale (Catania e Siracusa), dove per tradizione l'apicoltura è più forte, e successivamente negli anni settanta e ottanta nella Sicilia occidentale si è assistito alla massiccia ibridazione dell'ape sicula per la forte importazione delle più svariate sottospecie (Apis m. ligustica, Apis m. carnica, Apis m. caucasica, ape Buckfast, ecc.) Tale situazione era forse dovuta alla praticamente assoluta mancanza in Sicilia di apicoltori dediti all'allevamento di api regine o di sciami artificiali. L'ibridazione ha così causato un aumento dell'aggressività, ha ridotto la tenuta del favo e aumentato la propensione alla sciamatura delle stesse razze importate e successivamente ibridatesi. A riprova del danno causato dalla sconsiderata importazione nel 2002 si sono avute fortissime morie di famiglie nelle zone orientali rispetto alle meno ibridate zone occidentali.

Il prof. Pietro Genduso (1922 - 1999), che già da anni si era interessato alla salvaguardia e studio dell' ape siciliana, riuscì a conservare la specie ed individuò in Ustica un sito sicuro. Dopo la scomparsa del Genduso per continuare la sua opera l'apicoltore professionista Carlo Amodeo supportato da istituti di ricerca quali l'Istituto nazionale di apicoltura di Bologna ha trasportato le sue famiglie, (derivanti sempre da quelle del Genduso) ad Ustica. Attualmente lo stato di conservazione è ancora a rischio non essendo sufficiente l'allevamento in purezza da parte di un solo allevatore ancorché professionista.

Links:

http://www.amodeocarlo.com/

http://www.apesicula.it/

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